giovedì 2 gennaio 2014

8/12/13 – Goma


Mi alzo dopo una nottata difficile. Pensavo di essermi già abituato al clima e l'inquietudine del continuo svegliarmi mi ha sorpreso. Sono stanco ed è mattina. Poco male. Ho appuntamento per un paio di briefing e nulla più. Oggi è domenica. Domani è il mio ultimo giorno a Goma prima di volare a Walikale. Volare si. Usiamo un piccolo aereo per atterrare sull'unica strada asfaltata del paese una volta a settimana. L'aeroporto di Walikale è una striscia di asfalto in mezzo alla giungla. Domani il sogno di sorvolare l'Africa nera diventa realtà.
Nelle due grandi case di Msf a Goma vivono gli espatriati che lavorano nell'ufficio di riferimento del Nord Kivu e qualche ospite di passaggio come me. La città è la capitale regionale e un punto strategico e di confine. Polverosa e caotica mi ricorda i panorami urbani sudamericani con le stesse moto cinesi e indiane che sfrecciano in sciami. Ammassate una sull'altra, sempre cariche di persone e cose, sempre suonando il clacson. Sorpassano ovunque sfiorando tutto e tutti nonostante le strade distrutte dalla pioggia tropicale e dalla mancanza di manutenzione. Mentre la Toyota sobbalza fra una buca e l'altra sullo sfondo lo sguardo mette a fuoco il negozio del gestore telefonico. Tigo, dice la grande scritta in bianco, nitida sullo sfondo viola pulito e ben tenuto. Le insegne si fanno con la vernice e non consumano l'elettricità che non c'è. Svettano sul panorama di degrado, polvere, crolli, decadenza. Uniforme decadenza. Le facce scure dei passanti sono dure nei lineamenti aggrottati. Camminano sui calcinacci sparsi ovunque che sono le macerie dell'umanità, cercando di non cadere. Nel mezzo dell'ingorgo un giovane uomo cammina lungo la fila di auto in attesa con le braccia al cielo, mostrando il dito medio. Chiedo al nostro autista se il dito medio qui ha il significato che conosco e la risposta è si, lo stesso fanculo. L'ingorgo riparte e noi con lui, superando il grande incrocio lo rivedo, a lato della strada ancora con il dito medio di entrambe le mani alzato in direzione delle auto che passano lentamente. Non capisco e chiedo che cosa significa. Eric, il nostro autista, mi spiega che sono Enfant de rue, ragazzi di strada. In strada ci vivono, dice e non sono gentili. Il mezzo sorriso sottolinea l'eufemismo. Non sono gentili. Vivono senza una casa per le strade di Goma e sono incazzati, sempre. Lo sarei anch'io penso. Le strade di questa città hanno sconosciuto e conoscono la peggiore violenza. Il disprezzo per la vita è colato, penetrato nella terra insieme al sangue dei morti uccisi dalle lotte di potere che quasi ininterrotte si susseguono da quando re Leopoldo II di Belgio ha deciso che questa terra e le sue ricchezze erano cosa sua. E' un ragazzo di strada e manda a farsi fottere il mondo, solo contro tutto e tutti, a volto scoperto. Quasi lo ammiro, di certo non lo invidio.

1 commento:

Camicius ha detto...

hanno sconosciuto e

typo!

È un piacere ricominciare a leggerti!