lunedì 6 gennaio 2014

16/12/13 – Walikale


19.03 La prima giornata di intenso lavoro sul terreno è finita. Ho molto da imparare in questa nuova realtà. Un universo intero di diversità. Il clima, le piante e gli animali, gli insetti, il caldo, la cultura, le persone, il cibo, la lingua, tutto. Chiedo, domando, ascolto, scrivo. Come da copione, il principio fa sospirare. In mattinata la visita all'ospedale. Sono con Raschid lo specialista Water and Sanitation. Mi spiega nei dettagli il progetto. E' preparatissimo Rashid ed è molto rispettato dalle persone che gli si avvicinano con deferenza anche perché è in mia compagnia. Le latrine costruite e quelle da costruire, i pozzi bianchi e neri, le fosse biologiche, la bonifica del cortile, la ristrutturazione del lavatoio e della cucina, la riparazione dei bagni e delle docce, i reservoires e i punti d'acqua per il lavaggio. La lunga chiacchierata fa un po' di luce sui tanti progetti in essere e in qualche modo mi regala un sorriso. Ci sono ancora tante cose da fare ma quello che vedo in movimento è un lavoro bello ed importante che porterà salute vera, concreta alla gente di qui.
L'ospedale di Walikale è l'unico in un territorio grande come la Lombardia. Non è paragonabile agli ospedali europei: non ci sono finestre, non ci sono porte, non c'è televisione ne campanelli, a volte non ci sono nemmeno i dottori. Tutto è complicato in Congo ed Msf aiuta l'ospedale statale a funzionare sotto diversi aspetti. I lavori strutturali sono la parte logistica che mi riguarda da vicino poi c'è il lavoro dei medici ed il rifornimento di farmaci. Il tutto in modo assolutamente gratuito per i pazienti(non lo stesso fa lo stato). In mezzo alle tante difficoltà di questo povero ospedale c'è un posto meraviglioso: il reparto per la cura della malnutrizione. Nessuno si augura di vedere bambini denutriti ma poi sono una meraviglia per quanto velocemente si riprendono e ricominciano a sorridere. Passo nel corridoio, li vedo sui letti insieme alle mamme e i loro grandi occhi di bambino mi accarezzano. Un momento bellissimo fatto di silenzi e sorrisi. Un momento che mi ricorda perché sono qui. Mi accuccio a lato del letto ed accarezzo le guanciotte della piccola che mi sorride timida. Vorrei dirle qualcosa, scherzare come faccio sempre con i più piccoli ma come quasi tutti i bambini parla solo Swahili e il francese arriverà solo fra qualche anno. Un ultimo sorriso ed una carezza sono tutto quello che posso dire. Mi avvio verso l'auto per tornare alla base. In pediatria una donna piange ed urla disperata. Chiedo all'infermiera. Mi spiega che ha perso il figlio. “Molte complicazioni” dice e le sue parole rimbalzano sul petto e cadono sul pavimento logoro. Sono dispiaciuto ma dopo tutto sono cose che succedono e sapevo che le avrei incontrate. La morte fa parte della vita e cosi sia. Continuo la mia intensa giornata di lavoro fra un'informazione ed una domanda, un controllo ed una lettura. Arriva la sera che non me ne accorgo preso come sono. Lo staff nazionale se ne va alla spicciolata e l'ufficio si svuota. Quasi all'improvviso mi ritrovo solo e sento un'eco lontana. Non viene da fuori, viene dal cuore e dallo stomaco e rimbalza dentro la testa. Mi pare di sentirla davvero, è l'eco della disperazione. E penso che il dolore di una madre non ha razza ne colore, è il dolore di tutta l'umanità. E le grida di madre sono lo sfondo nell'immagine di bambino immobile che non respira. Quando la mamma gli tocca la testa volta la faccia come un piccolo manichino mollemente inanimato, il grido sale acuto ed accompagna la spettralità di un momento che spacca il cuore come una pietra. Quell'immagine, quel grido sono qui stasera dentro l'ufficio vuoto. Memento fermo nel tempo che mi porto addosso. Una cicatrice sul cuore, un tatuaggio nel cervello. Sapevo che sarebbe successo come so che succederà ancora. La gente negli ospedali ci muore e non c'è nulla ch'io possa fare se non continuare a lavorare per quei bambini che continueranno a sorridere. Molto più di una cura per la tristezza, molto più di un rimedio per le brutture del mondo. Sono la bellezza, la poesia, l'essenza della più pura, cruda, incontaminata, bellissima umanità. Sono i figli della vita che ci guarda con occhi di bambino.

2 commenti:

Duso22 ha detto...

Difficile rendersi conto della sofferenza tramite descrizioni. Vederla dal vivo è un'altra cosa. Bravo W.

Anonimo ha detto...

Sembra di essere lì con te, sei bravo Werner a raccontare quello che vivi e come lo vivi.
Pina